Slobodan Praljak
criminale di guerra e militare croato (1945-2017)
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Punti chiave
- Biografia Istruzione Figlio di un funzionario dell’agenzia di sicurezza nazionale, dichiarò di avere conseguito tre lauree a Zagabria, in ingegneria elettronica, filosofia e arte drammatica; insegnò per alcuni anni in un liceo tecnico, e per un certo periodo si dedicò all'arte.
- Carriera militare Fu generale dell'esercito croato e del Consiglio di difesa croato, un esercito della Repubblica Croata dell'Erzeg-Bosnia.
- Dopo la guerra Alla fine della guerra, divenne un imprenditore di successo.
- Condannato a vent'anni di reclusione, fino all'ultimo l'ex generale negò risolutamente ogni addebito.
Slobodan Praljak (Čapljina, 2 gennaio 1945 – L'Aia, 29 novembre 2017) è stato un criminale di guerra e militare croato di Bosnia ed Erzegovina; venne condannato a 20 anni per crimini di guerra come la pulizia etnica in Bosnia e l'aver ordinato la distruzione del ponte di Mostar, un atto che secondo i giudici "aveva causato danni sproporzionati alla popolazione civile musulmana".
Biografia
Istruzione
Figlio di un funzionario dell’agenzia di sicurezza nazionale, dichiarò di avere conseguito tre lauree a Zagabria, in ingegneria elettronica, filosofia e arte drammatica; insegnò per alcuni anni in un liceo tecnico, e per un certo periodo si dedicò all'arte.
Carriera teatrale e cinematografica
Direttore di vari teatri, diresse anche numerosi programmi televisivi, alcuni documentari e un film, Povratak Katarine Kozul (1989).
Carriera militare
Fu generale dell'esercito croato e del Consiglio di difesa croato, un esercito della Repubblica Croata dell'Erzeg-Bosnia. Nel 1993 fu a capo delle operazioni di bombardamento di Mostar che portarono alla distruzione del pluricentenario ponte ottomano cittadino, patrimonio mondiale dell'UNESCO, lo Stari Most.
Dopo la guerra
Alla fine della guerra, divenne un imprenditore di successo.
Nel 2013 fu uno dei sei politici croato-bosniaci condannati al Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia per crimini di guerra durante la guerra croato-bosniaca. Condannato a vent'anni di reclusione, fino all'ultimo l'ex generale negò risolutamente ogni addebito.
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