Skylab 4
Skylab 4 (SL-4) fu il terzo ed ultimo equipaggio della stazione spaziale degli Stati Uniti d'America Skylab. La missione firmò nuovi record nel campo dell'esplorazione spaziale e marcò contemporaneamente la fine delle stazioni spaziali americane.
L'equipaggio
Contemporaneamente all'annuncio ufficiale degli equipaggi per le missioni Skylab 2 e Skylab 3, la NASA il 19 gennaio 1972 rese pure noto al pubblico l'equipaggio per la missione Skylab 4. L'unica sorpresa fu che il comando della missione venne conferito ad un astronauta privo di precedenti esperienze nello spazio. Tale fatto non si era più ripetuto dalla nomina di Neil Armstrong quale comandante della missione Gemini 8 eseguita a marzo del 1966.
Con il comando della missione Skylab 4 venne dunque incaricato Gerald Paul Carr. L'incarico di pilota venne conferito a William Pogue mentre lo scienziato-astronauta Edward Gibson completò la composizione dell'equipaggio.
Come per lo Skylab 3, l'equipaggio di riserva fu composto dal comandante Vance Brand, dal pilota Don Lind e dallo scienziato-astronauta William Lenoir. Brand e Lind formarono contemporanteamente l'equipaggio della così chiamata missione Skylab Rescue, un programma per una eventuale missione di soccorso in caso di situazione di pericolo. Tale nomina venne eseguita durante la missione dello Skylab 3 e mantenuta per questa missione. La capsula spaziale dell'Apollo modificata in una maniera tale da consentire un eventuale trasporto di cinque astronauti non sarà comunque mai utilizzata oppure lanciata, nemmeno per esercitazioni di collaudo.
L'equipaggio di supporto (Support Crew) rimase invariato per tutte le tre missioni dello Skylab e fu composto da Robert Crippen, Richard Truly, Henry Hartsfield e William E. Thornton.
La missione venne condotta ufficialmente sotto la denominazione di Skylab 4', anche se spesso viene nominata come Skylab 3 (come per esempio indicato sullo stemma della missione), in quanto si trattò del terzo equipaggio della stazione spaziale stessa.
La preparazione
L'eccezionale carico di lavoro svolto dal secondo equipaggio dello Skylab aveva notevolmente aumentato questi parametri. Infatti la direzione di volo programmò un piano di lavoro molto fitto. Vennero aggiunti alcuni esperimenti ed in particolar modo l'appena scoperta cometa Kohoutek offriva delle possibilità di osservazione sensazionali.
In un primo momento il lancio della missione fu programmato per l'11 novembre 1973. Cinque giorni prima di questo termine fu scoperto che su tutti gli otto stabilizzatori del razzo vettore Saturn IB si erano formate delle piccole fessure. Questi dovettero essere completamente sostituiti e l'ovvia conseguenza fu lo spostamento del lancio.
La missione
Il 16 novembre 1973 venne dunque lanciata la missione Skylab 4 dalla rampa di lancio numero 39B (usata per tutte le missioni equipaggiate dello Skylab) di Cape Canaveral. Dopo circa otto ore di volo, la capsula spaziale dell'Apollo riuscì ad agganciarsi al laboratorio spaziale Skylab.
In seguito alle esperienze relative alla malattia dello spazio maturate durante la missione del secondo equipaggio, la direzione di volo aveva deciso che gli astronauti passassero la prima notte rimanendo a bordo dell'Apollo in quanto fu ritenuto che l'assenza di forza di gravità presente in locali ampi ed aperti favorisse tale malessere.
Ciò nonostante l'astronauta Pogue dovette vomitare, però esattamente in un momento quando lo Skylab si trovava fuori dal raggio di collegamento via radio con il centro di controllo. Gli astronauti temettero che i medici avrebbero preso troppo in considerazione tale fatto con conseguenti ritardi sul piano di volo o addirittura un'interruzione della missione. Per questo motivo, Carr riferi solo di un lieve malessere di Pogue, omettendo di raccontare le ulteriori circostanze. Gli astronauti non avevano comunque considerato il fatto, che tutti i colloqui degli stessi effettuati a bordo della stazione venivano registrati e trasmessi alle stazioni di controllo con qualche ora di ritardo. Il giorno successivo, dopo che la direzione di volo ebbe saputo dell'accaduto a questa maniera, non mancarono forti rimproveri verso Carr per l'omissione commessa.
Questo fu solo l'inizio dei pessimi rapporti tra l'equipaggio e la direzione di volo. Un fittissimo programma di lavoro da eseguire durante la giornata consentiva pochi spazi di tempo libero. Inoltre i singoli tempi previsti per l'esecuzione di questi lavori si dimostrarono ben presto poco realistici. In qualche circostanza, gli astronauti dovettero montare degli esperimenti scientifici fino a quel momento mai visti dagli stessi. L'equipaggio si senti pertanto ben presto sovraccaricato. Ciò nonostante non venne mai effettuato un colloquio per raggiungere un comune accordo e chiarire le polemiche, fino a quando l'equipaggio decise di inserire una giornata libera nel piano di volo, ovviamente non concordata o addirittura autorizzata preventivamente. Solo dopo questo sciopero i rapporti iniziarono a migliorare. Tale fatto comunque risulta poco documentato o addirittura totalmente omesso nella documentazione ufficiale della NASA. Si deve sottolineare che esistono poche informazioni veramente attendibili su quanto accaduto.
L'equipaggio eseguì quattro attività extraveicolari che impegnarono un totale di 22 ore. Le stesse vennero sempre eseguite da due astronauti. Lavori all'esterno del laboratorio eseguiti il 25 dicembre che durarono 7 ore ed 1 minuto significarono un nuovo record.
Un'importante parte dei lavori scientifici fu l'osservazione della cometa Kohoutek, scoperta solo pochi mesi prima. Fra l'altro queste osservazioni, grazie all'uso di uno spettroscopio, poterono dimostrare con assoluta certezza la presenza di acqua nel centro del cometa.
L'8 febbraio 1974 Carr, Pogue e Gibson fecero rientro nella capsula spaziale dell'Apollo. Rimanendo agganciati alla stazione spaziale venne acceso il congegno propulsore della capsula per tre minuti per portare lo Skylab in un'orbita intorno alla Terra più alta. Secondo i calcoli della NASA tale manovra sarebbe stata sufficiente per garantire una permanenza nello spazio del laboratorio spaziale per ulteriori nove anni. Alcune delle riserve di sostanze alimentari, nonché del vestiario e dell'equipaggiamento rimase a bordo. Infatti si pensò di fare ritorno verso la stazione prima di un eventuale precipitazione e pertanto si sarebbero potuti analizzare gli effetti della lunga permanenza nello spazio su questi oggetti. Non fu comunque programmato un ritorno verso il laboratorio spaziale prima che lo Space Shuttle fosse stato pronto all'uso. I programmi relativi prevedevano il primo lancio non prima che fossero passati cinque anni.
Immediatamente dopo l'azionamento dei razzi frenanti per attivare la fase di rientro in atmosfera, Carr notò che i congegni di pilotaggio non reagivano. Così dovette azionare gli strumenti e sistemi di riserva. In seguito si scoprì che l'anomalia era dovuta al fatto che in precedenza diversi interruttori di bordo erano stati azionati erroneamente. L'accaduto fu una dimostrazione che non era del tutto improblematico passare dodici settimane a bordo di una stazione spaziale senza di tanto in tanto allenarsi per il pilotaggio della capsula spaziale.
Importanza per il programma Skylab
Dal punto di vista scientifico, pure la terza missione dello Skylab fu un pieno successo. Gli astronauti fecero ritorno a terra portando con sé importantissimi dati da analizzare scientificamente. Fra questi spiccano senz'altro le immagini fotografiche di una cometa, immagini non realizzabili in questa maniera direttamente da terra. Grazie all'osservatorio solare furono inoltre per la prima volta in grado di fotografare una protuberanza solare sin dalla fase di nascita della stessa.
Skylab 4 aveva inoltre superato il record di permanenza nello spazio precedentemente raggiunto da Skylab 3. Gli astronauti Carr, Pogue e Gibson tenevano con 84 giorni, il record per il volo più lungo nello spazio. Contemporaneamente tale marca significò pure il record di durata di volo totale per un astronauta. Neanche gli astronauti che in precedenza erano volati su quattro missioni avevano raggiunto una tale durata totale. Il record verrà appena battuto nel 1978 quando i cosmonauti Georgij Grečko e Jurij Romanenko resteranno nello spazio per 96 giorni sulla stazione spaziale Salyut 6.
Le missioni di lunga durata dello Skylab contribuirono inoltre ad acquisire consapevolezza sul fatto che l'opinione pubblica mostrava sempre meno interesse per il fascino dell'esplorazione spaziale. Infatti fu la prima volta che un atterraggio di mare di una missione dell'Apollo non venne trasmesso in diretta televisiva.
Skylab rimarrà l'unica stazione spaziale americana. Una ripetizione del programma non fu prevista e la NASA iniziò a puntare sull'elaborazione dello Space Shuttle in grado di eseguire più missioni all'incontrario dei razzi vettori utilizzabili per un solo lancio. Si pensava di riuscire a mandare nello spazio il primo Shuttle verso la fine degli anni 70. Prima di tale ulteriore passo in avanti nell'esplorazione spaziale fu esclusivamente previsto il programma test Apollo-Sojuz (ASTP) durante il quale una navicella spaziale del programma Apollo si sarebbe agganciata alla capsula sovietica Sojuz e viceversa. Con questa missione fu previsto di concludere l'era dell'Apollo.
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