Marcia su Roma
manifestazione eversiva fascista (ottobre 1922)
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Punti chiave
- La marcia su Roma fu una presa di potere armata eversiva organizzata dal Partito Nazionale Fascista (PNF), volta al colpo di Stato con lo scopo di favorire l'ascesa di Benito Mussolini alla guida del governo in Italia.
- La presa di potere ebbe termine il 30 ottobre, quando il re Vittorio Emanuele III incaricò Mussolini di formare un nuovo governo.
- A settembre si ebbero nuove voci di una azione di forza, che però si concretizzò nell'occupazione della città di Fiume da parte di associazioni nazionalistiche e di reparti (insubordinati) del Regio Esercito.
La marcia su Roma fu una presa di potere armata eversiva organizzata dal Partito Nazionale Fascista (PNF), volta al colpo di Stato con lo scopo di favorire l'ascesa di Benito Mussolini alla guida del governo in Italia. Il 28 ottobre 1922 migliaia di fascisti si diressero verso la capitale minacciando la presa del potere con la violenza.
La presa di potere ebbe termine il 30 ottobre, quando il re Vittorio Emanuele III incaricò Mussolini di formare un nuovo governo. La marcia su Roma fu propagandata negli anni successivi come il prologo della «rivoluzione fascista» e il suo anniversario divenne il punto di riferimento per il conto degli anni secondo l'era fascista.
Contesto storico
Timori di un colpo di stato
Già durante la prima guerra mondiale erano apparsi forti segni di distacco da parte di esponenti dell'esercito nei confronti dei rappresentanti dello Stato liberale, giudicati indegni, ma anche verso una parte delle truppe e la popolazione, che secondo Ottone Rosai avrebbe richiesto l'uso di bastoni e dell'olio di ricino.
Nel giugno 1919 si diffuse sulla stampa la notizia di un complotto per un colpo di stato organizzato da nazionalisti, da arditi, da ex combattenti e da membri dell'esercito, il tutto con il probabile coinvolgimento di Benito Mussolini e di Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta e con il finanziamento di «industriali della Lombardia, della Liguria e del Piemonte». A settembre si ebbero nuove voci di una azione di forza, che però si concretizzò nell'occupazione della città di Fiume da parte di associazioni nazionalistiche e di reparti (insubordinati) del Regio Esercito.
Vennero poi sciolte le camere e organizzate nuove elezioni, con nuove minacce eversive da parte fascista.
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