Giulia Maria Crespi
imprenditrice italiana (1923-2020)
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Punti chiave
- Giulia Maria Crespi vedova Paravicini e Mozzoni (Merate, 6 giugno 1923 – Milano, 19 luglio 2020) è stata un'imprenditrice e filantropa italiana fondatrice del FAI, discendente della famiglia di cotonieri lombardi, cugini dei proprietari della fabbrica di Crespi d'Adda.
- Il primo marito, conte Marco Paravicini, padre dei suoi gemelli Aldo (morto nel maggio 2020) e Luca, morì in un incidente dopo 4 anni di matrimonio.
- Nel 1973, a causa degli ingenti passivi di bilancio del Corriere, la Crespi dapprima cedette quote della proprietà a Gianni Agnelli e Angelo Moratti; poi, nel 1974, liquidò la sua quota rimanente all'editore Andrea Rizzoli, uscendo definitivamente dall'amato Corrierone .
- Fu inoltre proprietaria di un'azienda agricola biodinamica, alla Zelata, situata nel Parco naturale del Ticino, a Bereguardo, che condusse dal 1974 assieme al figlio.
Giulia Maria Crespi vedova Paravicini e Mozzoni (Merate, 6 giugno 1923 – Milano, 19 luglio 2020) è stata un'imprenditrice e filantropa italiana fondatrice del FAI, discendente della famiglia di cotonieri lombardi, cugini dei proprietari della fabbrica di Crespi d'Adda.
Biografia
Giulia Maria Crespi fu educata da precettori privati, apprendendo le lingue tedesca, francese e inglese. Il primo marito, conte Marco Paravicini, padre dei suoi gemelli Aldo (morto nel maggio 2020) e Luca, morì in un incidente dopo 4 anni di matrimonio.
A partire dalla metà degli anni sessanta, dopo la morte degli zii Mario e Vittorio Crespi, gestì come accomandataria – in luogo del padre Aldo, gravemente malato – la proprietà del Corriere della Sera, responsabile della linea e dei bilanci. Fu soprannominata la «zarina» per lo stile arrogante, e contestato, della sua gestione, sotto la quale il quotidiano operò una netta virata a sinistra: la nuova linea, varata nel 1972 con il licenziamento del direttore Giovanni Spadolini e la sua sostituzione con Piero Ottone, fu sancita definitivamente con l'allontanamento, l'anno successivo, del giornalista Indro Montanelli, il quale bollò la Crespi come «dispotica guatemalteca» al termine di un lungo dissidio, mai ricomposto in seguito. Nel 1973, a causa degli ingenti passivi di bilancio del Corriere, la Crespi dapprima cedette quote della proprietà a Gianni Agnelli e Angelo Moratti; poi, nel 1974, liquidò la sua quota rimanente all'editore Andrea Rizzoli, uscendo definitivamente dall'amato Corrierone.
Nel 2013 possedeva il 2,353% delle azioni del Gruppo Editoriale L'Espresso. Fu inoltre proprietaria di un'azienda agricola biodinamica, alla Zelata, situata nel Parco naturale del Ticino, a Bereguardo, che condusse dal 1974 assieme al figlio.
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