Gaetano Costa
magistrato italiano
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Punti chiave
- Gaetano Costa (Caltanissetta, 1º marzo 1916 – Palermo, 6 agosto 1980) è stato un partigiano e magistrato italiano ucciso dalla mafia.
- Sin da ragazzo aderì al Partito Comunista, allora clandestino, insieme a personalità del calibro di Pompeo Colajanni, Leonardo Sciascia ed Emanuele Macaluso, e, durante questa militanza, conobbe la sua futura moglie, Rita Bartoli.
- L'8 settembre raggiunse la Val di Susa unendosi ai partigiani che ivi operavano.
- In quella Procura espletò la maggior parte della sua attività di magistrato, da Sostituto procuratore prima e da Procuratore poi, dando sempre chiare manifestazioni di alta preparazione professionale, indipendenza, ed equilibrio.
- Sin dagli anni sessanta, come risulta dalla sua deposizione alla prima Commissione Antimafia, intuì che la mafia aveva subito una radicale mutazione e che si era annidata nei gangli vitali della pubblica amministrazione, controllandone gli appalti, le assunzioni e la gestione in genere.
Gaetano Costa (Caltanissetta, 1º marzo 1916 – Palermo, 6 agosto 1980) è stato un partigiano e magistrato italiano ucciso dalla mafia.
Biografia
Gaetano Costa nacque a Caltanissetta, studiò nel Liceo classico Ruggero Settimo fino al conseguimento della licenza liceale, laureandosi poi nella Facoltà di Giurisprudenza di Palermo. Sin da ragazzo aderì al Partito Comunista, allora clandestino, insieme a personalità del calibro di Pompeo Colajanni, Leonardo Sciascia ed Emanuele Macaluso, e, durante questa militanza, conobbe la sua futura moglie, Rita Bartoli.
Dopo aver vinto il concorso in Magistratura fu arruolato come ufficiale nell'aviazione, ottenendo due croci di guerra. L'8 settembre raggiunse la Val di Susa unendosi ai partigiani che ivi operavano. All'inizio degli anni quaranta fu immesso in servizio in Magistratura, inizialmente presso il Tribunale di Roma; successivamente, su sua richiesta, fu trasferito alla Procura della Repubblica di Caltanissetta dove restò dal 1944 al 1978. In quella Procura espletò la maggior parte della sua attività di magistrato, da Sostituto procuratore prima e da Procuratore poi, dando sempre chiare manifestazioni di alta preparazione professionale, indipendenza, ed equilibrio. Nonostante il carattere apparentemente freddo e distaccato e la poca inclinazione ai rapporti sociali, gli fu sempre unanimemente riconosciuta una grande umanità e attenzione soprattutto nei confronti dei soggetti più deboli. Sin dagli anni sessanta, come risulta dalla sua deposizione alla prima Commissione Antimafia, intuì che la mafia aveva subito una radicale mutazione e che si era annidata nei gangli vitali della pubblica amministrazione, controllandone gli appalti, le assunzioni e la gestione in genere.
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