Felice Maniero
criminale italiano (1954-)
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Punti chiave
- Felice Maniero (Campolongo Maggiore, 2 settembre 1954) è un criminale italiano, che fu a capo della cosiddetta Mala del Brenta.
- Lì il padre ha lavorato come collaudatore alla Fiat, mentre la madre per arrotondare puliva le scale del condominio dove vivevano.
- Ascesa criminale La sua carriera criminale cominciò dall'adolescenza quando aiutava lo zio paterno, Renato, nei furti di bestiame; successivamente si dedicò alle rapine, soprattutto nel campo dell'oreficeria.
- Formò un gruppo criminale, dedito alle rapine e crescendo entrò in contatto con le mafie meridionali, delle quali diventò interlocutore e rivale, garantendo armi e droga alla piccola criminalità di Venezia e di Mestre.
Felice Maniero (Campolongo Maggiore, 2 settembre 1954) è un criminale italiano, che fu a capo della cosiddetta Mala del Brenta.
Soprannominato Faccia d'Angelo, ha commesso rapine, assalti a portavalori (eclatante l'assalto al treno portavalori Venezia-Milano del 13 dicembre 1990, durante il quale perse la vita la giovane studentessa trevigiana Cristina Pavesi), colpi in banche e anche in uffici postali, nonostante ritenuto un gentiluomo è stato accusato di omicidi, traffico di armi, narcotraffico e associazione mafiosa.
Biografia
È nato a Campolongo Maggiore in provincia di Venezia; all'età di tre anni, nel 1957, emigrò con la famiglia a Torino. Lì il padre ha lavorato come collaudatore alla Fiat, mentre la madre per arrotondare puliva le scale del condominio dove vivevano. Nel 1964 tornarono a Campolongo Maggiore, dove acquistarono una trattoria, che ben presto diventò punto di ritrovo della mala locale.
Ascesa criminale
La sua carriera criminale cominciò dall'adolescenza quando aiutava lo zio paterno, Renato, nei furti di bestiame; successivamente si dedicò alle rapine, soprattutto nel campo dell'oreficeria. Essendo Maniero e i suoi complici nati a Campolongo Maggiore, un paese lungo il fiume Brenta, la stampa cominciò a parlare di Mala del Brenta. Formò un gruppo criminale, dedito alle rapine e crescendo entrò in contatto con le mafie meridionali, delle quali diventò interlocutore e rivale, garantendo armi e droga alla piccola criminalità di Venezia e di Mestre. Maniero trasformò la sua banda in una vera e propria organizzazione mafiosa arrivando addirittura ad imporre ai cambisti del casinò di Venezia una tangente di 1 500 000 lire al giorno.
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