D. B. Cooper
criminale statunitense
Dan Cooper, meglio conosciuto come D. B. Cooper (... – sparito il 24 novembre 1971), è stato un criminale statunitense, famoso per aver dirottato un Boeing 727, dal quale si lanciò in volo dopo aver ricevuto un riscatto di 200.000 dollari statunitensi (equivalenti a circa 1.600.000 dollari statunitensi del 2026), scomparendo subito dopo. Questo episodio di pirateria aerea rimane l'unico irrisolto nella storia dell'aviazione statunitense.
Dan Cooper fu il nominativo usato dall'uomo durante la rapina, probabilmente uno pseudonimo ispirato all'omonimo personaggio dei fumetti degli anni cinquanta, un aviatore protagonista di avventurose storie che vanno dallo spionaggio alla fantascienza. Nonostante un'estesa caccia all'uomo e una continua indagine da parte dell'FBI, l'autore non è mai stato né localizzato né identificato e, pur considerando l'eventualità che potesse non essere sopravvissuto a un lancio così rischioso, la questione è rimasta ufficialmente aperta fino al luglio 2016, quando l'FBI ha deciso di archiviare il caso, a cui era stato attribuito il nome in codice «Norjak».
Storia
La vicenda ebbe inizio nel tardo pomeriggio di mercoledì 24 novembre 1971, quando all'aeroporto Internazionale di Portland, nello Stato dell'Oregon (USA), arrivò un uomo che portava una valigetta nera, che si identificò con il nome di Dan Cooper; solamente in seguito, per via di un errore di comunicazione dei mass media, il personaggio sarebbe diventato noto come D. B. Cooper. Utilizzando denaro contante, Cooper acquistò al banco della Northwest Orient Airlines un biglietto di sola andata per il volo 305, diretto all'aeroporto internazionale di Seattle-Tacoma (nello Stato di Washington), volo con una durata di circa trenta minuti.
Una volta imbarcatosi sull'aereo, un Boeing 727-100 con registrazione FAA N467US, si accomodò nel posto 18E, all'ultima fila della parte posteriore, dove si accese una sigaretta e ordinò bourbon e soda. Testimoni oculari che si trovavano a bordo del velivolo lo descrissero, in seguito, come un uomo di etnia caucasica di età intorno ai quarant'anni, alto circa un metro e ottanta, che indossava una camicia bianca ben stirata, una cravatta nera, un fermacravatta di madreperla, giacca e pantaloni scuri, mocassini e un impermeabile nero leggero.
Con un equipaggio di sei persone e 37 passeggeri a bordo, tra cui Cooper, il volo partì alle ore 14:50. Poco dopo il decollo, l'uomo passò un biglietto alla giovane assistente di volo Florence Schaffner, seduta sul seggiolino ribaltabile dietro di lui. La ragazza pensò di avere a che fare con un uomo d'affari solitario che le stava dando il suo numero di telefono, quindi mise il foglio nella sua borsetta; alla vista di ciò, Cooper si chinò verso di lei e le sussurrò che avrebbe fatto meglio a leggere il biglietto in quanto aveva con sé una bomba. Aperto il foglio, Schaffner vi lesse un messaggio, scritto a lettere maiuscole con un pennarello, che recitava: «Ho una bomba nella mia valigetta. La userò, se necessario. Voglio che si sieda accanto a me. State per essere dirottati».
Il foglio fu ritirato successivamente dal dirottatore e l'esatto contenuto del messaggio è frutto di ricostruzione da parte dei testimoni, che concordano sul fatto che in realtà terminasse con la frase «no funny business», comunemente utilizzata in situazioni in cui in italiano si direbbe «non fate scherzi». Schaffner, tranquillamente, si sedette accanto all'uomo e chiese di vedere la bomba, quindi Cooper aprì la valigetta a sufficienza perché si potessero intravedere otto cilindri rossi, che erano presumibilmente dei candelotti di dinamite, con dei fili collegati a una batteria.
Cooper quindi richiuse la valigetta ed espresse le sue richieste: 200.000 dollari USA in «valuta americana negoziabile», quattro paracadute (due primari e due di riserva) e un'autobotte pronta a Seattle per il rifornimento dell'aereo all'arrivo; tutte le istruzioni furono riportate dalla stessa Schaffner in cabina di pilotaggio. Quando ritornò dal dirottatore, esso si era spostato al posto 15F, vicino al finestrino, e aveva indossato degli occhiali scuri. Il comandante del volo 305 William Scott contattò il controllo del traffico aereo dell'aeroporto di Seattle-Tacoma, che avvisò le autorità locali e federali. Gli altri trentasei passeggeri vennero informati che il loro arrivo a Seattle sarebbe stato ritardato a causa di un «problema meccanico minore». Il presidente della Northwest Orient Donald Nyrop autorizzò il pagamento del riscatto, preoccupato per una possibile pubblicità negativa per la compagnia aerea. Cooper ordinò la restituzione del messaggio da parte del pilota, al fine di eliminare ogni indizio utile alla sua identificazione.
L'aereo sorvolò l'area dello stretto di Puget per circa due ore, durante le quali la polizia di Seattle e l'FBI si adoperarono per raccogliere i soldi per il riscatto, reperire i quattro paracadute e mobilitare il personale d'emergenza e i tiratori scelti da posizionare sull'aeroporto. L'assistente di volo Schaffner ricordò che Cooper sembrava avere una certa familiarità con il territorio locale, in quanto disse «Sembra Tacoma laggiù» proprio quando l'aereo sorvolava effettivamente tale città; disse correttamente anche che la base aerea militare di McChord era a venti minuti di auto dall'aeroporto Seattle-Tacoma.
Sempre Schaffner disse che, oltre ad essere elegante e distinto, era caratterizzato da modi di fare molto tranquilli, garbati e signorili, non risultando affatto assimilabile agli stereotipi popolarmente associati alla pirateria aerea o alla delinquenza in generale. Tale opinione concorda con quella di Tina Mucklow, un'altra assistente di volo, la quale disse agli investigatori: «Non era nervoso, sembrava piuttosto gentile, non è mai stato crudele o cattivo, è stato premuroso e tranquillo per tutto il tempo». Egli ordinò un secondo bourbon, pagando regolarmente e insistendo per lasciare il resto come mancia, ed addirittura si offrì per richiedere il pasto per tutto l'equipaggio durante la sosta a Seattle.
Gli agenti dell'FBI raccolsero il denaro per il riscatto da diverse banche della zona di Seattle, ottenendo diecimila banconote da venti dollari non segnate ma che per la maggior parte avevano numeri di serie (appartenevano alla «serie 1969-C») che iniziavano con la lettera di emissione «L», che indicava la provenienza dalla Federal Reserve Bank di San Francisco; venne anche fatto un microfilm di ciascuna di esse. Cooper rifiutò i paracadute militari ad apertura vincolata offerti dalle autorità, chiedendo invece dei paracadute civili con sistema di apertura manuale, che la polizia di Seattle ottenne da una scuola di paracadutismo locale.
Alle 17:24 Cooper venne informato che tutte le sue richieste erano state soddisfatte ed alle 17:39 l'aereo atterrò a Seattle-Tacoma. Il dirottatore ordinò al comandante Scott di far rullare l'aereo in una pista isolata e di spegnere le luci in cabina per scoraggiare i cecchini della polizia. Al Lee, Operations Manager della Northwest Orient di Seattle, si avvicinò al velivolo in abiti civili per evitare la possibilità che Cooper potesse scambiarlo per un agente delle forze dell'ordine a causa dell'uniforme della compagnia aerea e consegnò all'assistente di volo Mucklow uno zaino con il denaro e i paracadute attraverso la scaletta di poppa. Ricevuti i soldi ed i paracadute, Cooper consentì a tutti i passeggeri, all'assistente di volo Schaffner e all'assistente di volo senior Alice Hancock di lasciare tranquillamente l'aereo.
Durante il rifornimento Cooper spiegò il suo piano di volo all'equipaggio: una rotta da sud-est verso Città del Messico alla minima velocità che consentisse di evitare di fare andare in stallo l'aereo (circa 157 nodi, ossia 290 km/h) e a un massimo di 10.000 piedi (3.000 metri) di altitudine. Per garantire una velocità minima, specificò che il carrello avrebbe dovuto rimanere esteso e gli ipersostentatori alari abbassati di quindici gradi, e per consentire di volare a bassa quota ordinò che la cabina rimanesse depressurizzata. Il copilota William Rataczak informò Cooper che con quella configurazione di volo l'autonomia del velivolo sarebbe stata di circa 1.000 miglia (1.600 chilometri), il che significava che avrebbero dovuto rifornire prima di entrare in Messico: Cooper e l'equipaggio discussero le opzioni e concordarono di eseguire il rifornimento a Reno.
Cooper chiese infine che l'aereo decollasse con la porta d'uscita posteriore aperta e la scaletta estesa, ma la Northwest si oppose, ritenendo che fosse pericoloso; Cooper replicò che invece era sicuro, ma non volle discutere la questione, accettando il consiglio e dichiarando che avrebbe provveduto personalmente ad aprire il portellone ed a distendere la scaletta una volta in volo. Le procedure di rifornimento a Seattle vennero ritardate, adducendo la causa a un problema di vapor lock nel meccanismo di pompaggio dell'autobotte; Cooper sembrò insospettirsi, ma permise di proseguire le operazioni.
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