Carlo De Benedetti
imprenditore, dirigente d'azienda, editore e giornalista italiano naturalizzato svizzero (1934-)
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Punti chiave
- Carlo Debenedetti , noto come Carlo De Benedetti (Torino, 14 novembre 1934), è un imprenditore, dirigente d'azienda, editore e giornalista italiano naturalizzato svizzero.
- È soprannominato l' ingegnere in quanto laureato in ingegneria elettrotecnica e iscritto all'Ordine degli ingegneri di Torino dal 1972 con numero di iscrizione 2776.
- Il padre apparteneva a una famiglia di professionisti e banchieri, ma fu il primo della casata a cimentarsi nell'industria: nel 1921 aveva fondato la Compagnia Italiana Tubi Metallici.
- La sua famiglia venne colpita dalle leggi razziali fasciste a causa delle origini ebraiche e nel 1943 fu costretta a lasciare l'Italia ottenendo asilo politico in Svizzera.
Carlo Debenedetti, noto come Carlo De Benedetti (Torino, 14 novembre 1934), è un imprenditore, dirigente d'azienda, editore e giornalista italiano naturalizzato svizzero. Nominato cavaliere del lavoro e ufficiale e poi commendatore della Légion d'Honneur, ha ricevuto la laurea honoris causa in diritto dalla Wesleyan University, Middletown, Connecticut (Stati Uniti d'America).
È soprannominato l'ingegnere in quanto laureato in ingegneria elettrotecnica e iscritto all'Ordine degli ingegneri di Torino dal 1972 con numero di iscrizione 2776.
Biografia
I primi anni
Carlo De Benedetti (all'anagrafe Debenedetti) è nato a Torino (preceduto dal fratello Franco) da Rodolfo Debenedetti, ebreo di famiglia piemontese, e Pierina Fumel, di origine francese e di fede cattolica. Il padre apparteneva a una famiglia di professionisti e banchieri, ma fu il primo della casata a cimentarsi nell'industria: nel 1921 aveva fondato la Compagnia Italiana Tubi Metallici. A suggellare il loro status di "ricchi borghesi", nel 1935 i Debenedetti lasciarono la loro anonima residenza di via Bertola per trasferirsi in un esclusivo appartamento del senatore Giovanni Agnelli, lungo il centralissimo corso Oporto (attuale corso Matteotti).
La sua famiglia venne colpita dalle leggi razziali fasciste a causa delle origini ebraiche e nel 1943 fu costretta a lasciare l'Italia ottenendo asilo politico in Svizzera. Scampato il pericolo, rientrò a Torino dove Rodolfo riprese la sua attività imprenditoriale e tornò a vivere nello stesso stabile di prima della guerra.
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